fenomeno naturale diventato un supereroe!

Quest’anno, sul fronte climatico, dopo un’estate europea da record, la scena mondiale sarà dominata da un fenomeno in grado di condizionare vaste aree del pianeta: El Niño. Da tempo i media hanno dato il via a una narrazione allarmistica, complice la prospettiva di un evento particolarmente intenso. Per sottolinearne la portata anomala, lo hanno persino battezzato come una sorta di eroe dei fumetti: il “Super El Niño”. Un’etichetta alquanto paradossale: nell’immaginario collettivo i supereroi salvano il pianeta, mentre in questo caso parliamo di un fenomeno potenziale causa di devastazioni. Al di là del sensazionalismo, le premesse sono effettivamente inedite. Il fenomeno si manifesta in un contesto di temperature oceaniche globali eccezionalmente elevate, a livelli mai registrati da quando esistono misurazioni oggettive (circa mezzo secolo). Ciononostante, abbondano le speculazioni giornalistiche, con previsioni azzardate anche per regioni come il Mediterraneo, dove l’influenza di El Niño è indiretta e complessa da valutare. Tra ipotesi di inverni estremi, piovosi o insolitamente caldi, è opportuno fare un po’ di chiarezza.
COSA E’ EL NINO
El Niño è un fenomeno climatico naturale ed atmosferico caratterizzato da un anomalo e prolungato riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico tropicale centrale e orientale. In pratica, ad intervalli di diversi anni, nella regione dell’Oceano Pacifico equatoriale si verifica, sia nell’atmosfera che nell’oceano, un’inversione delle correnti della durata di alcuni mesi. Nella loro forma più intensa, questi eventi di El Niño provocano sulla costa occidentale del Sudamerica precipitazioni molto abbondanti invece di tempo secco, mentre nella regione del Sudest asiatico / Australia siccità devastanti invece di tempo tropicale umido. Il clima di queste regioni passa per così dire dallo stato normale all’estremo climatico opposto. Le fasi fresche tra due eventi di El Niño, da circa il 1985 sono chiamate La Niña. I rari casi di intensi fenomeni del El Niño si differenziano dagli eventi deboli, i quali sono molto più frequenti. Grazie all’aiuto di fonti storiche, si è potuto ricostruire gli eventi di El Niño degli ultimi 450 anni. Si conoscono 47 eventi intensi o molto intensi di questo fenomeno. Un evento intenso corrisponde ad un aumento della temperatura superficiale dell’acqua al largo della costa peruviana compreso tra i 3 °C e i 5 °C; mentre si considera un evento molto intenso se l’aumento di temperatura è superiore ai 5 °C. In media, episodi di El Niño intensi o molto intensi si sono ripetuti ogni 10 anni negli ultimi 450 anni, con un periodo di ritorno che varia tra i 4 e i 20 anni.

Come misura dell’intensità di El Niño e La Niña, oggi viene spesso utilizzato il cosiddetto indice multivariato ENSO, abbreviato MEI (multivariate El Niño Southern Oscillation Index). Il MEI è calcolato in base alla pressione al suolo, alle componenti est-ovest e nord-sud della velocità del vento al suolo, alla temperatura dell’acqua superficiale dell’oceano, alla temperatura dell’aria a livello del mare e alla nuvolosità presente nella zona dell’Oceano Pacifico equatoriale.

Origine del nome e un po’ di storia
L’origine del termine El Niño si deve ai pescatori peruviani del XVI secolo. Notarono che periodicamente, intorno a Natale, la corrente fredda di Humboldt lungo le coste del Perù e dell’Ecuador veniva sostituita da una corrente calda tropicale, causando il crollo della pesca di acciughe e piogge insolite nell’entroterra. Battezzarono il fenomeno El Niño (ovvero “il Bambino”) in riferimento a Gesù Bambino (essendo in prossimità della festività appunto del Natale). Nonostante l’impatto climatico locale fosse noto da millenni, il meccanismo oceanico-atmosferico su scala planetaria è rimasto un enigma fino al XX secolo.
Epoca Precolombiana (Moche, Chimu, Maya)
13.000 a.C. – 1500 d.C.
Le analisi geologiche e sedimentologiche (carote di ghiaccio e depositi fluviali) confermano la presenza del fenomeno fin dall’Olocene. Sulla costa pacifica sudamericana, civiltà preincaiche come i Moche e i Chimú subirono ripetuti crolli sistemici dovuti ad alluvioni catastrofiche alternate a severe siccità, specie nel bacino dello Yucatan e del Guatemala. Più a nord, nella regione mesoamericana, la variabilità precipitativa legata alla fase pacifica influenzò i periodi di prolungata aridità che contribuirono alla crisi dell’Impero Maya.
L’Era dei Conquistadores
1525 – 1532
Una delle prime testimonianze storiche indirette del fenomeno risale al XVI secolo, durante la celebre spedizione dei “conquistadores” spagnoli condotti da Francisco Pizarro. Nel 1531, mentre Pizarro e i suoi uomini marciavano lungo le coste normalmente aride del Perù settentrionale per addentrarsi nel territorio dell’impero Inca, annotarono con stupore nei loro registri la presenza di piogge torrenziali del tutto imprevedibili e di una lussureggiante vegetazione temporanea nel deserto di Sechura. Gli studi storici contemporanei hanno confermato che il 1531 fu un anno di fortissimo riscaldamento oceanico, che rese involontariamente più agevole l’avanzata della spedizione spagnola attraverso territori altrimenti inospitali.
Prima documentazione scientifica
1891 – 1892
La prima consacrazione scientifica del termine avvenne il 30 settembre 1892, quando il capitano di vascello, nonché geografo peruviano, Camilo Carrillo presentò alla Società Geografica di Lima un saggio in cui formalizzava l’uso dell’espressione popolare per descrivere la controcorrente calda peruviana e documentando anche come questa fosse periodica e modificasse la biosfera marina causasse precipitazioni molto intense lungo la costa arida.
La scoperta dell’Oscillazione del Sud
1920 – 1930
La comprensione teorica compì un passo decisivo nel 1904 quando il fisico britannico, Sir Gilbert Walker, direttore generale degli osservatori in India, scoprì l’Oscillazione del Sud (Southern Oscillation): un’altalena di pressione atmosferica tra il Pacifico orientale e occidentale. Tuttavia, non collegò ancora questo fenomeno atmosferico al riscaldamento oceanico sudamericano.
L’unificazione del modello (ENSO)
1969
Il meteorologo norvergese Jacob Bjerknes, intuì che l’accoppiamento tra l’anomalia termica oceanica e l’Oscillazione del Sud costituiva un unico sistema interattivo. Nacque il concetto di ENSO (El Niño-Southern Oscillation), dimostrando che il fenomeno peruviano era la manifestazione locale di una fluttuazione planetaria.
Monitoraggio satellitare e super-eventi
1982 – Oggi
I grandi eventi del 1982-83, 1997-98 e 2015-16 hanno spinto lo sviluppo di reti di boe ancorate (array TAO/TRITON) e misurazioni satellitari. Oggi El Niño è riconosciuto come una delle principali sorgenti di variabilità climatica globale, capace di alterare la circolazione atmosferica generale (teleconnessioni) con impatti su agricoltura, idrologia ed economia globale.


El Niño è legato ai cambiamenti climatici?
El Niño non è una conseguenza dei cambiamenti climatici causati dall’uomo. Si tratta di un fenomeno climatico naturale documentato da secoli. Tuttavia, il riscaldamento globale può intensificare gli effetti di El Niño: i periodi di siccità e aridità, così come le ondate di calore, possono diventare ancora più estremi. Il fenomeno di El Niño ha inizio nelle regioni marine del Pacifico orientale. Qui, la Corrente di Humboldt porta abitualmente acqua fredda dalla regione antartica al largo delle coste del Sud America. Poiché gli alisei che soffiano da sud-est spingono continuamente verso ovest, in direzione del Sud-est asiatico, l’acqua superficiale che si riscalda all’Equatore, dalle profondità continua a risalire nuova acqua fredda: la temperatura dell’oceano rimane così stabilmente fresca. Ad intervalli irregolari, tuttavia, i venti si indeboliscono per motivi non del tutto chiariti, cosicché l’acqua superficiale riscaldata non viene più spinta verso ovest — al contrario, l’acqua più calda torna persino a rifluire, per così dire, verso est. Di conseguenza, all’acqua fredda profonda al largo del Sud America viene impedito di raggiungere la superficie, e gli strati oceanici superiori rimangono persistentemente caldi. Il plancton muore nell’acqua calda, spingendo i banchi di pesci al largo del Sud America a migrare.
La Niña
La Niña viene anche talvolta chiamata El Viejo (“il Vecchio”), anti-El Niño, o semplicemente “un evento freddo”. La Niña ha l’effetto opposto rispetto ad El Niño. Durante gli eventi di La Niña, gli alisei sono ancora più forti del normale, spingendo una maggiore quantità di acqua calda verso l’Asia. Al largo della costa occidentale delle Americhe, l’intrusione profonda (upwelling) aumenta, portando in superficie acqua fredda e ricca di nutrienti. Queste acque fredde nel Pacifico spingono la corrente a getto verso nord. Ciò tende a portare siccità negli Stati Uniti meridionali e forti piogge con inondazioni nel Pacifico nord-occidentale e in Canada. Durante un anno caratterizzato da La Niña, le temperature invernali sono più calde della norma al Sud e più fredde del normale al Nord. La Niña può anche portare a una stagione degli uragani più intensa

La danza del Pacifico: come El Niño e La Niña stravolgono l’equilibrio della fase neutra
Nel cuore dell’Oceano Pacifico equatoriale si gioca una delle partite più decisive per il clima globale. L’interazione tra le acque oceaniche e la circolazione atmosferica — il cosiddetto sistema ENSO (El Niño-Southern Oscillation) — fluttua costantemente tra tre stati: la condizione neutra, il riscaldamento anomalo di El Niño e il raffreddamento accentuato de La Niña. Per comprendere la portata dei due estremi, occorre prima guardare al punto di partenza: il motore in stato di quiete.
Il punto di riferimento: la fase neutra
In condizioni neutre, il sistema opera secondo il suo equilibrio climatologico standard. I venti alisei soffiano con costante intensità da est verso ovest lungo l’Equatore, spingendo le acque superficiali riscaldate dal sole verso il Pacifico occidentale (Indonesia e Nord dell’Australia).
Questo spostamento d’acqua crea due conseguenze fondamentali:
- Piscina calda ad ovest: L’accumulo di acqua calda nell’emisfero occidentale favorisce moti convettivi ascendenti, generando basse pressioni, nubi e piogge tropicali regolari su Asia sud-orientale e Oceania.
- Upwelling ad est: Per rimpiazzare l’acqua spinta verso ovest, lungo le coste del Sud America (Perù ed Ecuador) risalgono dalle profondità oceaniche acque fredde e ricche di nutrienti (upwelling). Questo fenomeno sostiene la straordinaria produttività ittica della regione e mantiene il clima costiero arido e stabile.
A livello atmosferico, questo circuito chiuso prende il nome di Circolazione di Walker: aria calda che sale ad ovest, si sposta in quota verso est, scende secca sul Pacifico orientale e torna ad ovest sotto forma di alisei.
Cosa cambia con El Niño e La Niña rispetto alla norma
Quando questo meccanismo viene alterato, le deviazioni rispetto alla fase neutra modificano radicalmente la distribuzione di calore e precipitazioni sul pianeta.
| Parametro | Fase Neutra (Baseline) | El Niño (Inversione) | La Niña (Esaltazione) |
| Venti Alisei | Moderati e costanti verso ovest. | Indeboliti o invertiti (da ovest verso est). | Intensificati rispetto alla media. |
| Temperature superficiali (SST) | Gradiente normale: caldo ad ovest, freddo ad est. | Anomalie positive ($\ge +0{,}5^\circ\text{C}$) nel Pacifico centro-orientale. | Anomalie negative ($\le -0{,}5^\circ\text{C}$) nel Pacifico centro-orientale. |
| Termoclino & Upwelling | Profondità del termoclino inclinata verso ovest; upwelling costante ad est. | Termoclino quasi piatto; upwelling bloccato in Sud America. | Termoclino molto inclinato; upwelling estremamente forte. |
| Meteo Pacifico Orientale | Arido, piogge scarse. | Inversione: Forti piogge, temporali e rischio alluvioni. | Secchezza estrema: Siccità prolungata lungo le coste peruviane e cilene. |
| Meteo Pacifico Occidentale | Caldo, umido, piogge tropicali regolari. | Inversione: Blocco della convezione, siccità e incendi tra Indonesia e Australia. | Esaltazione: Monsoni potenzialmente devastanti e inondazioni in Asia e Oceania. |
| Effetto globale sulle temperature | Nella media di periodo. | Riscaldamento: L’oceano cede calore all’atmosfera, picco termico globale. | Raffreddamento: L’oceano assorbe calore, temporaneo freno alle temperature globali. |



Un’altalena climatica globale
Passare dalla fase neutra a una fase attiva non significa semplicemente avere “più caldo” o “più freddo” sul Pacifico. Significa modificare i punti di innesto delle grandi onde atmosferiche (le onde di Rossby) che guidano le correnti a getto alle medie e alte latitudini. È così che un’anomalia termica nell’oceano equatoriale si trasforma in siccità nel Corno d’Africa, inverni rigidi o miti in Nord America e alterazioni nella traiettoria delle tempeste sull’Atlantico.
Gli effetti immediati
Con l’acqua calda, anche la zona di bassa pressione si sposta dal Sudest asiatico verso il Sudamerica. Questo spostamento comporta un’inversione della circolazione di Walker nella zona dell’Oceano Pacifico equatoriale. La massa d’aria calda e molto umida che si solleva ora al largo delle coste sudamericane scatena forti piogge, soprattutto nelle zone costiere dell’Ecuador, del Perù e del Cile settentrionale, spesso con conseguenze devastanti a seguito delle inondazioni. L’acqua calda del mare è letale per molti animali marini e le loro carcasse giacciono ovunque sulle spiagge. Nel Sudest asiatico, invece, si forma una pronunciata zona di alta pressione e la regione soffre di una prolungata siccità. Un intenso episodio del El Niño può distruggere gran parte del raccolto in questa regione e lasciare il bestiame gravemente decimato. L’enorme siccità porta spesso anche a incendi di foreste e boscaglie su vasta scala. Sebbene in molti casi questi incendi siano causati dall’uomo, essi sfuggono rapidamente al controllo a causa della grave siccità e possono infuriare per mesi, come nel caso dell’Indonesia nel 1997/98.

El Niño agisce sull’area mediterranea e sull’Europa?
Le teleconnessioni che collegano le fasi del ciclo ENSO (El Niño-Southern Oscillation) al bacino del Mediterraneo e all’Europa sono indirette, complesse e fortemente stagionali. Mentre nei Tropici o in Nord America l’impatto di ENSO è diretto e lineare, alle medie ed elevate latitudini euro-atlantiche il segnale equatoriale si sovrappone alla naturale ed elevata variabilità interna dell’atmosfera. Nonostante questo “rumore di fondo”, la letteratura scientifica identifica dinamiche atmosferiche ben precise, ben più marcate durante la stagione invernale e primaverile.
I meccanismi fisici: come il Pacifico “parla” all’Europa
Il collegamento non avviene tramite il trasporto diretto di masse d’aria, ma attraverso la stimolazione di onde planetarie (Onde di Rossby) e la modifica della circolazione in stratosfera.
- La via troposferica (Onde di Rossby): Durante un forte evento di El Niño, la massiccia convezione nel Pacifico equatoriale orientale inietta enormi quantità di calore nella troposfera superiore. Questo impulso genera un treno di onde di Rossby che si propaga verso le medie latitudini (attraversando il Nord America e l’Oceano Atlantico), alterando la posizione e l’intensità della corrente a getto polare (Jet Stream).
- La via stratosferica (Accoppiamento Stratosfera-Troposfera): Le onde planetarie potenziate da El Niño possono propagarsi verticalmente verso la stratosfera invernale dell’emisfero nord. Qui trasferiscono calore e momento azimutale, aumentando la frequenza dei Riscaldamenti Stratosferici Improvvisi (SSW – Sudden Stratospheric Warming). Un SSW porta spesso alla rottura o al forte indebolimento del Vortice Polare, le cui conseguenze (migrazione di aria gelida verso le medie latitudini) si riflettono in troposfera nelle settimane successive.
- Modulazione degli indici di variabilità euro-atlantica: L’effetto finale sulla regione europea si concretizza nella tendenza a spingere l’atmosfera verso specifiche fasi della NAO (North Atlantic Oscillation) e della EA (East Atlantic Pattern).
Impatti sul Mediterraneo e sull’Europa in base alla fase
1. Fase El Niño (Fase Calda)
- Tardo Autunno / Inverno:
- Effetto sulla NAO: El Niño tende a favorire una modulazione negativa della NAO (NAO–), specialmente nella seconda parte dell’inverno (gennaio-marzo), anche a causa della maggiore frequenza di indebolimento del Vortice Polare.
- Precipitazioni nel Mediterraneo: con una NAO negativa o debole, la corrente a getto sub-tropicale e il normale “percorso” delle tempeste (storm track) si abbassano di latitudine. Ciò porta un aumento dell’attività ciclogenetica nel bacino del Mediterraneo (centro-meridionale) e sulla Penisola Iberica, traducendosi in inverni più piovosi della media nell’Europa meridionale.
- Temperature in Europa: tendenza a condizioni più miti ed umide sul settore mediterraneo e sud-europeo, mentre l’Europa nord-orientale e scandinava può sperimentare blocchi anticiclonici con avvezioni di aria fredda continentale.
- Primavera:
- Il segnale di El Niño raggiunge spesso la sua massima chiarezza sul Mediterraneo tra fine inverno e inizio primavera, mantenendo un gradiente di pressione favorevole ad apporti pluviometrici superiori alla norma sul Mediterraneo centro-occidentale.
2. Fase La Niña (Fase Fredda)
- Inverno:
- Effetto sulla NAO: La Niña tende a rinforzare il Vortice Polare stratosferico e a favorire una fase positiva dell’Oscillazione Atlantica (NAO+).
- Precipitazioni nel Mediterraneo: Con una NAO nettamente positiva, le tempeste atlantiche vengono relegate alle alte latitudini (verso le Isole Britanniche e la Scandinavia). Il bacino del Mediterraneo si trova più frequentemente protetto dall’estensione dell’Anticiclone delle Azzorre o da strutture livellate di alta pressione. Questo comporta inverni più secchi e stabili sull’Europa meridionale e sull’Italia, in particolare al Nord e sul versante tirrenico.
- Temperature: L’Europa settentrionale vive inverni ventosi e miti, mentre il Mediterraneo registra condizioni stabili con elevate inversioni termiche o veloci avvezioni fredde da est prive di grandi strutturazioni piovose.
Esistono però elementi di disturbo e non linearità (ricordiamo che l’atmosfera costituisce un sistema caotico, ecco perchè dare certezze è molto, molto rischioso!). È infatti fondamentale sottolineare che ENSO non agisce mai da solo. L’impatto reale sul clima europeo in un dato anno dipende dall’interazione con altri fattori di variabilità a breve e lungo termine:
Intensità dell’evento ENSO: eventi di El Niño eccezionali (Super El Niño, come nel 1997/98 o 2015/16) mostrano risposte diverse rispetto ad eventi moderati o di tipo Modoki (con riscaldamento concentrato nel Pacifico centrale anziché orientale).
SST (Sea Surface Temperature)dell’Oceano Atlantico: le anomalie termiche dell’Atlantico tropicale e nord-atlantico (Tripolo Atlantico) possono amplificare o annullare il segnale proveniente dal Pacifico.
Quasi-Biennial Oscillation (QBO): i venti stratosferici equatoriali interagiscono con la propagazione delle onde di Rossby, modificando la risposta del Vortice Polare.
A questo punto però bisogna spiegare cosa sia la NAO
La NAO (North Atlantic Oscillation, ovvero Oscillazione Nord Atlantica), descrive le fluttuazioni di pressione nell’atmosfera del Nord Atlantico. Il termine “oscillazione” significa che l’atmosfera dell’Atlantico settentrionale oscilla tra due stati, ossia fra uno stato di debole gradiente di pressione sud-nord e uno stato di gradiente forte. Il gradiente di pressione sud-nord sul Nord Atlantico controlla il regime delle correnti atmosferiche sull’Europa e quindi anche le traiettorie delle perturbazioni portatrici di precipitazioni. E’ quindi il vero “regista” del tempo quotidiano in Europa e nel Mediterraneo.
Funziona come un’altalena di pressione tra due zone precise dell’Oceano Atlantico:
- Un centro di bassa pressione perenne a nord (vicino all’Islanda).
- Un centro di alta pressione perenne a sud (vicino alle isole Azzorre).
In base a quale dei due “pesi” dell’altalena diventa più forte, cambia la posizione della rotta delle tempeste atlantiche (Storm Track):
- NAO Positiva (+): L’alta pressione alle Azzorre è fortissima e la bassa pressione all’Islanda è molto profonda. Le piogge e le tempeste vengono “spinte” tutte verso il Nord Europa (Inghilterra, Scandinavia). Risultato per l’Italia e il Mediterraneo: tempo stabile, mite e secco.
- NAO Negativa (-): L’alta pressione si indebolisce o si sposta a nord (verso la Groenlandia). La strada per le perturbazioni atlantiche si apre verso sud. Risultato per l’Italia e il Mediterraneo: tempo instabile, piogge abbondanti e infiltrazioni di aria fredda.

La differenza fondamentale tra NAO ed El Niño (ENSO)
Sebbene entrambi influenzino il clima, differiscono per origine, scala geografica e velocità di variazione.
| Caratteristica | NAO (Oscillazione Nord Atlantica) | El Niño / ENSO (Pacifico) |
| Dove si trova? | Nell’Oceano Atlantico (tra Islanda e Azzorre). | Nell’Oceano Pacifico equatoriale (tra Sud America e Indonesia). |
| Qual è il motore principale? | È un fenomeno prevalentemente atmosferico (differenze di pressione). | È un fenomeno accoppiato oceano-atmosfera (riscaldamento delle acque marine). |
| Quanto dura una fase? | Cambia velocemente: può oscillare da positiva a negativa nel giro di poche settimane o giorni. | Cambia lentamente: una fase dura in media da 9 a 12 mesi (o più anni). |
| Chi influisce direttamente su di noi? | Diretto ed immediato: governa direttamente il meteo invernale in Italia. | Indiretto (Teleconnessione): influenza prima i Tropici e le Americhe, e solo di riflesso “suggerisce” all’Atlantico come comportarsi. |
- El Niño è come il clima generale della stagione: una grande forza di sottofondo nel Pacifico che muove pedine a livello globale su tempi lunghi.
- La NAO è come il telecomando delle perturbazioni europee: decide giorno per giorno o settimana per settimana se la porta delle piogge atlantiche verso l’Italia deve rimanere aperta o chiusa.
Quando El Niño è molto forte, riesce a spingere l’altalena della NAO verso la fase negativa, aumentando le probabilità che il Mediterraneo viva stagioni più umide e piovose.
La NAO ideale per la neve su Alpi e Appennini
Per avere nevicate abbondanti sull’Italia (sia sull’arco alpino che lungo la dorsale appenninica), l’assetto ideale è una fase NAO moderatamente o nettamente negativa (NAO–).
La configurazione atmosferica ottimale per ciascun settore varia sensibilmente:
- Per le ALPI (specialmente i versanti meridionali/italiani):
L’ideale è una NAO leggermente negativa. L’alta pressione si sposta a nord-ovest (sull’Atlantico settentrionale), permettendo alle saccature atlantiche di scendere di latitudine verso il Mediterraneo occidentale. Questo genera minimi di bassa pressione sul Golfo di Genova o sul Mar Ligure. Tali depressioni richiamano aria umida e mite di scirocco/libeccio che urta contro la barriera alpina, producendo nevicate eccezionali ad altitudini medio-alte.
- Per gli APPENNINI (specie versanti adriatici e centro-meridionali):
Serve una NAO fortemente negativa, accompagnata da un indice AO (Arctic Oscillation) anch’esso negativo. L’anticiclone atlantico sale molto a nord (fino alla Groenlandia o alla Scandinavia), bloccando il flusso mite ovest-est (blocco atlantico). L’aria gelida di origine artico-marittima o continentale russo-siberiana è costretta a scendere lungo il bordo orientale dell’anticiclone, facendo il suo ingresso dalla “porta della Bora” o dal Valle del Rodano. Il contrasto tra l’aria gelida in quota e le acque più calde del Mare Adriatico/Tirreno innesca nevicate a bassissima quota o in pianura.
L’influenza dell’ENSO e lo scenario di quest’anno sull’Italia
l’ENSO esercita un’influenza indiretta ma significativa sull’assetto della NAO invernale tramite le teleconnessioni troposferiche e stratosferiche. I centri meteo mondiali (come NOAA e OMM) confermano lo sviluppo di un evento di El Niño molto intenso (fino a Strong / Very Strong) nel Pacifico.
Con una NAO tendente al negativo, la traiettoria delle perturbazioni e delle masse d’aria cambia significativamente rispetto alla norma: Il getto polare basso orienta la porta atlantica verso il Mediterraneo centrale. Si hanno frequenti ingressi di depressioni da ovest/sud-ovest. Ciò comporta precipitazioni superiori alla media, in particolare al Centro-Nord e sul versante tirrenico. Frequenti fasi piovose e transito di cicloni mediterranei. Per quanto riguarda le temperature, queste dipendono dalle masse d’aria richiamate: l’Italia si trova spesso sul confine tra irruzioni fredde artiche/continentali a nord e richiami caldi sciroccali al Sud. Si potrebbero avere quindi frequenti nevicate a quote medio-basse sulle Alpi e Appennino Settentrionale grazie all’abbondanza di precipitazioni. Storicamente, le annate con El Niño molto forte favoriscono una transizione dell’indice NAO verso valori negativi nella seconda parte dell’inverno (tra metà gennaio e marzo).
Impatto pratico per la neve in Italia:
- Inizio inverno: spesso caratterizzato da un’atmosfera più dinamica e perturbata sull’Europa occidentale, con il rischio di periodi un po’ troppo miti se il flusso atlantico prevale senza adeguate irruzioni fredde.
- Pieno inverno e fine stagione: aumenta statisticamente la frequenza di blocchi anticiclonici alle alte latitudini. Ciò si traduce in una maggiore probabilità di transito di perturbazioni atlantiche ben strutturate nel Mediterraneo e di improvvise entrate di aria fredda continentale, ponendo ottime premesse per nevicate abbondanti sulle Alpi (grazie ai costanti apporti di umidità) e per episodi di neve a quote basse sugli Appennini.
In sintesi: Un El Niño intenso aumenta la probabilità statistica di avere una NAO– durante il il periodo centrale e finale dell’inverno, creando il contesto di circolazione atmosferica (minimi depressionari mediterranei e blocchi a nord) indispensabile per la neve sia sulle Alpi sia sugli Appennini.
Cosa comporta avere già un mare caldo?
Il fattore fondamentale che amplifica i rischi è la presenza di un Mar Mediterraneo e un Atlantico Settentrionale con temperature di superficie (SST) eccezionalmente elevate. L’interazione tra le dinamiche di El Niño/NAO- e il calore marino accumulato produce tre effetti principali:
- Maggiore vapore ed energia per i sistemi nuvolosiUn mare caldo evapora di più e rilascia calore latente nell’atmosfera. Quando una saccatura o una perturbazione atlantica guidata da una NAO- si muove sopra acque surriscaldate, trae ulteriore carburante termico e igrometrico.
- Aumento del rischio di eventi estremi e Alluvioni LampoI contrasti termici tra aria fredda in quota (portata dalla circolazione ondulata) e la superficie marina calda generano forte instabilità convettiva. Le piogge non si limitano a perturbazioni ordinarie, ma virano più facilmente verso temporali autorigeneranti, bombe d’acqua e precipitazioni persistenti.
- Mancanza di freddo intenso a basse quote (al Centro-Sud)Nonostante gli scambi meridiani d’aria fredda, l’effetto condizionante delle acque calde limita il calo termico nei bassi strati lungo le coste e nei fondovalle. Di conseguenza, il freddo tende a risultare meno pungente sulle pianure centro-meridionali, mentre aumenta l’escursione termica e la violenza dei fenomeni al suolo.
Quindi in sintesi si potrebbero avere piogge abbondanti sulle pianure e sulle coste, nevicate storiche/abbondanti in montagna (specie sulle Alpi), ma anche un rischio forte di “neve mancata” a quote basse o in pianura al Centro-Sud. Il motivo risiederà nel bilancio termico tra l’energia portata dall’oceano e la dinamica dei venti. Infatti In un contesto di NAO- causata da El Niño, il tempo sull’Italia non è semplicemente “freddo”, ma estremamente dinamico e umido. Nello specifico:
1. In Montagna (Alpi e Appennino Settentrionale)
- Si potrebbero avere nevicate abbondanti e persistenti: con l’Atlantico spalancato e perturbazioni continue da sud-ovest/ovest, la quota neve sulle Alpi (specialmente i versanti esposti a sud e sopra i 1200 mt) e sull’Appennino settentrionale beneficia dell’enorme quantità di vapore acqueo disponibile.
- Perché potrebbe nevicare molto: in montagna l’altitudine garantisce temperature inferiori allo zero in quota. L’umidità fornita dal mare caldo, impattando sui rilievi (effetto stau), si trasforma in nevicate molto intense, spesso abbondanti sopra i 1200–1500 metri.
2. In Pianura e lungo le Coste (Pianura Padana, Centro-Sud)
- Prevalenza di Pioggia: l’oceano e il Mediterraneo più caldi della norma agiscono come uno “scaldabagno”. I venti che accompagnano le perturbazioni (Scirocco, Libeccio e Ostro) transitano sopra un mare caldo e riscaldandosi ulteriormente nei bassi strati.
- Aumento della Quota Neve: anche se in quota arriva aria fredda, lo strato d’aria vicino al suolo e sulle coste rimane mite a causa dell’influenza marina. Di conseguenza, i fiocchi si fondono prima di toccare terra, trasformandosi in pioggia battente o torrenziale.
- L’eccezione della Pianura Padana (Cuscino Freddo): la Pianura Padana occidentale (Piemonte, Lombardia) può fare eccezione: se si accumula aria fredda nei bassi strati prima dell’arrivo della perturbazione (il cosiddetto “cuscino di freddo”), le piogge possono trasformarsi in nevicate fino in pianura, ma la durata della neve dipenderà da quanto velocemente lo Scirocco scalderà la massa d’aria.
Le conseguenze sull’Appennino centro meridionale
1. Quota Neve “Ballerina” e Frequenti Sbalzi Termici
A differenza delle Alpi, dove l’aria fredda rimane più facilmente intrappolata nei fondovalle, l’Appennino centrale e meridionale risente immediatamente del riscaldamento marino:
- In quota (sopra i 1700–2000 metri): Nevicate molto abbondanti, talvolta record sui massicci più alti (Gran Sasso, Maiella, Velino-Sirente, Pollino).
- A quote medie e basse (800–1400 metri): La quota neve diventa estremamente variabile. Si possono avere rapide “scaldate” in cui la pioggia sostituisce la neve anche ad alta quota, fonde rapidamente il manto nevoso precedente e causa piene fluviali nei fondovalle.
2. Differenze tra Versante Tirrenico e Adriatico
| Versante Appenninico | Cosa succede con NAO- e Mare Caldo | Risultato su Neve e Pioggia |
| Versante Tirrenico (Lazio, Campania, Basilicata) | Impatto diretto delle correnti umide e calde da SW. | Piogge torrenziali a quote basse, neve confinata alle vette più alte. Alto rischio idrogeologico. |
| Versante Adriatico (Abruzzo, Molise, Puglia) | Rilevante effetto ombra (Föhn appenninico) con venti da SW, ma possibili nevicate intense nei rari momenti di ritornante fredda da Est. | Più secco e mite durante i flussi sciroccali; nevicate improvvise fin sopra le colline se il minimo depressionario scorre a sud. |
I 3 Rischi Principali per l’Appennino Centro-Meridionale
- Lavaggio della Neve (Rain-on-Snow): Se a una nevicata in quota segue un improvviso richiamo di aria mite e pioggia battente portata dal mare caldo, la pioggia fonde rapidamente la neve appena caduta, provocando un rapido ingrossamento dei fiumi.
- Dissesto Idrogeologico: Le piogge persistenti e l’intensità delle precipitazioni convettive sul versante tirrenico aumentano notevolmente il rischio di frane e alluvioni lampo nelle valli appenniniche.
- Mancanza di Neve Stabile per gli Impianti Sciistici a Quota Media: Le stazioni sciistiche appenniniche situate sotto i 1500 metri potrebbero vivere una stagione molto difficile, caratterizzata da brevi ed intense nevicate seguite da rapide scioglimenti causati dallo Scirocco.
E la prossima Primavera-Estate?
Siamo sempre nel campo delle ipotesi, e le conseguenze previste dai modelli non sono rosee, nel senso che potremmo avere una situazione peggiore dell’estate appena trascorsa. Questo perchè quando un evento El Niño raggiunge il suo picco in inverno, l’atmosfera globale impiega diversi mesi per dissipare il calore accumulato, con una non trascurabile “eredità termica” per la prossima stagione estiva. Molto dipenderà dalla capacità del Mediterraneo di raffreddarsi e quindi sperare in un “lieve” spostamento delle discese artiche in quest’area, altrimenti avremo da preoccuparci: mentre l’inverno con El Niño forte porta dinamicità, piogge e molta neve, specie in alta quota, l’estate successiva rischia di essere caratterizzata da caldo estremo, afa persistente dovuta ai mari surriscaldati e temporali violenti localizzati.

