El Niño

24 Set 2026 | Meteorologia | 0 commenti

fenomeno naturale diventato un supereroe!

Quest’anno, sul fronte climatico, dopo un’estate europea da record, la scena mondiale sarà dominata da un fenomeno in grado di condizionare vaste aree del pianeta: El Niño. Da tempo i media hanno dato il via a una narrazione allarmistica, complice la prospettiva di un evento particolarmente intenso. Per sottolinearne la portata anomala, lo hanno persino battezzato come una sorta di eroe dei fumetti: il “Super El Niño”. Un’etichetta alquanto paradossale: nell’immaginario collettivo i supereroi salvano il pianeta, mentre in questo caso parliamo di un fenomeno potenziale causa di devastazioni. Al di là del sensazionalismo, le premesse sono effettivamente inedite. Il fenomeno si manifesta in un contesto di temperature oceaniche globali eccezionalmente elevate, a livelli mai registrati da quando esistono misurazioni oggettive (circa mezzo secolo). Ciononostante, abbondano le speculazioni giornalistiche, con previsioni azzardate anche per regioni come il Mediterraneo, dove l’influenza di El Niño è indiretta e complessa da valutare. Tra ipotesi di inverni estremi, piovosi o insolitamente caldi, è opportuno fare un po’ di chiarezza.

Il tipico riscaldamento a forma di cuneo del Oceano Pacifico equatoriale durante un intenso evento di El Niño, nel caso specifico quello del 1997/98, con la situazione del 29.11.1997. La temperatura delle acque superficiali dell’oceano è mostrata come deviazione dalla media 1985-1993. (©National Oceanic & Atmospheric Administration NOAA)
L’indice multivariato ENSO (MEI) dal 1950 al 2024. Le fasi calde di El Niño sono indicate in rosso, quelle fredde di La Niña in blu. Spiegazioni dettagliate nel testo sottostante. Dati: National Oceanic & Atmospheric Administration NOAA.

El Niño è legato ai cambiamenti climatici?

La Niña

La Niña viene anche talvolta chiamata El Viejo (“il Vecchio”), anti-El Niño, o semplicemente “un evento freddo”. La Niña ha l’effetto opposto rispetto ad El Niño. Durante gli eventi di La Niña, gli alisei sono ancora più forti del normale, spingendo una maggiore quantità di acqua calda verso l’Asia. Al largo della costa occidentale delle Americhe, l’intrusione profonda (upwelling) aumenta, portando in superficie acqua fredda e ricca di nutrienti. Queste acque fredde nel Pacifico spingono la corrente a getto verso nord. Ciò tende a portare siccità negli Stati Uniti meridionali e forti piogge con inondazioni nel Pacifico nord-occidentale e in Canada. Durante un anno caratterizzato da La Niña, le temperature invernali sono più calde della norma al Sud e più fredde del normale al Nord. La Niña può anche portare a una stagione degli uragani più intensa

La danza del Pacifico: come El Niño e La Niña stravolgono l’equilibrio della fase neutra

Il punto di riferimento: la fase neutra

Questo spostamento d’acqua crea due conseguenze fondamentali:

  1. Piscina calda ad ovest: L’accumulo di acqua calda nell’emisfero occidentale favorisce moti convettivi ascendenti, generando basse pressioni, nubi e piogge tropicali regolari su Asia sud-orientale e Oceania.
  2. Upwelling ad est: Per rimpiazzare l’acqua spinta verso ovest, lungo le coste del Sud America (Perù ed Ecuador) risalgono dalle profondità oceaniche acque fredde e ricche di nutrienti (upwelling). Questo fenomeno sostiene la straordinaria produttività ittica della regione e mantiene il clima costiero arido e stabile.
ParametroFase Neutra (Baseline)El Niño (Inversione)La Niña (Esaltazione)
Venti AliseiModerati e costanti verso ovest.Indeboliti o invertiti (da ovest verso est).Intensificati rispetto alla media.
Temperature superficiali (SST)Gradiente normale: caldo ad ovest, freddo ad est.Anomalie positive ($\ge +0{,}5^\circ\text{C}$) nel Pacifico centro-orientale.Anomalie negative ($\le -0{,}5^\circ\text{C}$) nel Pacifico centro-orientale.
Termoclino & UpwellingProfondità del termoclino inclinata verso ovest; upwelling costante ad est.Termoclino quasi piatto; upwelling bloccato in Sud America.Termoclino molto inclinato; upwelling estremamente forte.
Meteo Pacifico OrientaleArido, piogge scarse.Inversione: Forti piogge, temporali e rischio alluvioni.Secchezza estrema: Siccità prolungata lungo le coste peruviane e cilene.
Meteo Pacifico OccidentaleCaldo, umido, piogge tropicali regolari.Inversione: Blocco della convezione, siccità e incendi tra Indonesia e Australia.Esaltazione: Monsoni potenzialmente devastanti e inondazioni in Asia e Oceania.
Effetto globale sulle temperatureNella media di periodo.Riscaldamento: L’oceano cede calore all’atmosfera, picco termico globale.Raffreddamento: L’oceano assorbe calore, temporaneo freno alle temperature globali.

Un’altalena climatica globale

Passare dalla fase neutra a una fase attiva non significa semplicemente avere “più caldo” o “più freddo” sul Pacifico. Significa modificare i punti di innesto delle grandi onde atmosferiche (le onde di Rossby) che guidano le correnti a getto alle medie e alte latitudini. È così che un’anomalia termica nell’oceano equatoriale si trasforma in siccità nel Corno d’Africa, inverni rigidi o miti in Nord America e alterazioni nella traiettoria delle tempeste sull’Atlantico.

Gli effetti immediati

Con l’acqua calda, anche la zona di bassa pressione si sposta dal Sudest asiatico verso il Sudamerica. Questo spostamento comporta un’inversione della circolazione di Walker nella zona dell’Oceano Pacifico equatoriale. La massa d’aria calda e molto umida che si solleva ora al largo delle coste sudamericane scatena forti piogge, soprattutto nelle zone costiere dell’Ecuador, del Perù e del Cile settentrionale, spesso con conseguenze devastanti a seguito delle inondazioni. L’acqua calda del mare è letale per molti animali marini e le loro carcasse giacciono ovunque sulle spiagge. Nel Sudest asiatico, invece, si forma una pronunciata zona di alta pressione e la regione soffre di una prolungata siccità. Un intenso episodio del El Niño può distruggere gran parte del raccolto in questa regione e lasciare il bestiame gravemente decimato. L’enorme siccità porta spesso anche a incendi di foreste e boscaglie su vasta scala. Sebbene in molti casi questi incendi siano causati dall’uomo, essi sfuggono rapidamente al controllo a causa della grave siccità e possono infuriare per mesi, come nel caso dell’Indonesia nel 1997/98.

Impatti ben noti durante un evento El Niño

El Niño agisce sull’area mediterranea e sull’Europa?

Le teleconnessioni che collegano le fasi del ciclo ENSO (El Niño-Southern Oscillation) al bacino del Mediterraneo e all’Europa sono indirette, complesse e fortemente stagionali. Mentre nei Tropici o in Nord America l’impatto di ENSO è diretto e lineare, alle medie ed elevate latitudini euro-atlantiche il segnale equatoriale si sovrappone alla naturale ed elevata variabilità interna dell’atmosfera. Nonostante questo “rumore di fondo”, la letteratura scientifica identifica dinamiche atmosferiche ben precise, ben più marcate durante la stagione invernale e primaverile.

I meccanismi fisici: come il Pacifico “parla” all’Europa

Il collegamento non avviene tramite il trasporto diretto di masse d’aria, ma attraverso la stimolazione di onde planetarie (Onde di Rossby) e la modifica della circolazione in stratosfera.

  1. La via troposferica (Onde di Rossby): Durante un forte evento di El Niño, la massiccia convezione nel Pacifico equatoriale orientale inietta enormi quantità di calore nella troposfera superiore. Questo impulso genera un treno di onde di Rossby che si propaga verso le medie latitudini (attraversando il Nord America e l’Oceano Atlantico), alterando la posizione e l’intensità della corrente a getto polare (Jet Stream).
  2. La via stratosferica (Accoppiamento Stratosfera-Troposfera): Le onde planetarie potenziate da El Niño possono propagarsi verticalmente verso la stratosfera invernale dell’emisfero nord. Qui trasferiscono calore e momento azimutale, aumentando la frequenza dei Riscaldamenti Stratosferici Improvvisi (SSW – Sudden Stratospheric Warming). Un SSW porta spesso alla rottura o al forte indebolimento del Vortice Polare, le cui conseguenze (migrazione di aria gelida verso le medie latitudini) si riflettono in troposfera nelle settimane successive.
  3. Modulazione degli indici di variabilità euro-atlantica: L’effetto finale sulla regione europea si concretizza nella tendenza a spingere l’atmosfera verso specifiche fasi della NAO (North Atlantic Oscillation) e della EA (East Atlantic Pattern).

Impatti sul Mediterraneo e sull’Europa in base alla fase

1. Fase El Niño (Fase Calda)

  • Tardo Autunno / Inverno:
    • Effetto sulla NAO: El Niño tende a favorire una modulazione negativa della NAO (NAO–), specialmente nella seconda parte dell’inverno (gennaio-marzo), anche a causa della maggiore frequenza di indebolimento del Vortice Polare.
    • Precipitazioni nel Mediterraneo: con una NAO negativa o debole, la corrente a getto sub-tropicale e il normale “percorso” delle tempeste (storm track) si abbassano di latitudine. Ciò porta un aumento dell’attività ciclogenetica nel bacino del Mediterraneo (centro-meridionale) e sulla Penisola Iberica, traducendosi in inverni più piovosi della media nell’Europa meridionale.
    • Temperature in Europa: tendenza a condizioni più miti ed umide sul settore mediterraneo e sud-europeo, mentre l’Europa nord-orientale e scandinava può sperimentare blocchi anticiclonici con avvezioni di aria fredda continentale.
  • Primavera:
    • Il segnale di El Niño raggiunge spesso la sua massima chiarezza sul Mediterraneo tra fine inverno e inizio primavera, mantenendo un gradiente di pressione favorevole ad apporti pluviometrici superiori alla norma sul Mediterraneo centro-occidentale.

2. Fase La Niña (Fase Fredda)

  • Inverno:
    • Effetto sulla NAO: La Niña tende a rinforzare il Vortice Polare stratosferico e a favorire una fase positiva dell’Oscillazione Atlantica (NAO+).
    • Precipitazioni nel Mediterraneo: Con una NAO nettamente positiva, le tempeste atlantiche vengono relegate alle alte latitudini (verso le Isole Britanniche e la Scandinavia). Il bacino del Mediterraneo si trova più frequentemente protetto dall’estensione dell’Anticiclone delle Azzorre o da strutture livellate di alta pressione. Questo comporta inverni più secchi e stabili sull’Europa meridionale e sull’Italia, in particolare al Nord e sul versante tirrenico.
    • Temperature: L’Europa settentrionale vive inverni ventosi e miti, mentre il Mediterraneo registra condizioni stabili con elevate inversioni termiche o veloci avvezioni fredde da est prive di grandi strutturazioni piovose.

Esistono però elementi di disturbo e non linearità (ricordiamo che l’atmosfera costituisce un sistema caotico, ecco perchè dare certezze è molto, molto rischioso!). È infatti fondamentale sottolineare che ENSO non agisce mai da solo. L’impatto reale sul clima europeo in un dato anno dipende dall’interazione con altri fattori di variabilità a breve e lungo termine:

Intensità dell’evento ENSO: eventi di El Niño eccezionali (Super El Niño, come nel 1997/98 o 2015/16) mostrano risposte diverse rispetto ad eventi moderati o di tipo Modoki (con riscaldamento concentrato nel Pacifico centrale anziché orientale).

SST (Sea Surface Temperature)dell’Oceano Atlantico: le anomalie termiche dell’Atlantico tropicale e nord-atlantico (Tripolo Atlantico) possono amplificare o annullare il segnale proveniente dal Pacifico.

Quasi-Biennial Oscillation (QBO): i venti stratosferici equatoriali interagiscono con la propagazione delle onde di Rossby, modificando la risposta del Vortice Polare.

Funziona come un’altalena di pressione tra due zone precise dell’Oceano Atlantico:

  1. Un centro di bassa pressione perenne a nord (vicino all’Islanda).
  2. Un centro di alta pressione perenne a sud (vicino alle isole Azzorre).

In base a quale dei due “pesi” dell’altalena diventa più forte, cambia la posizione della rotta delle tempeste atlantiche (Storm Track):

  • NAO Positiva (+): L’alta pressione alle Azzorre è fortissima e la bassa pressione all’Islanda è molto profonda. Le piogge e le tempeste vengono “spinte” tutte verso il Nord Europa (Inghilterra, Scandinavia). Risultato per l’Italia e il Mediterraneo: tempo stabile, mite e secco.
  • NAO Negativa (-): L’alta pressione si indebolisce o si sposta a nord (verso la Groenlandia). La strada per le perturbazioni atlantiche si apre verso sud. Risultato per l’Italia e il Mediterraneo: tempo instabile, piogge abbondanti e infiltrazioni di aria fredda.

La differenza fondamentale tra NAO ed El Niño (ENSO)

Sebbene entrambi influenzino il clima, differiscono per origine, scala geografica e velocità di variazione.

CaratteristicaNAO (Oscillazione Nord Atlantica)El Niño / ENSO (Pacifico)
Dove si trova?Nell’Oceano Atlantico (tra Islanda e Azzorre).Nell’Oceano Pacifico equatoriale (tra Sud America e Indonesia).
Qual è il motore principale?È un fenomeno prevalentemente atmosferico (differenze di pressione).È un fenomeno accoppiato oceano-atmosfera (riscaldamento delle acque marine).
Quanto dura una fase?Cambia velocemente: può oscillare da positiva a negativa nel giro di poche settimane o giorni.Cambia lentamente: una fase dura in media da 9 a 12 mesi (o più anni).
Chi influisce direttamente su di noi?Diretto ed immediato: governa direttamente il meteo invernale in Italia.Indiretto (Teleconnessione): influenza prima i Tropici e le Americhe, e solo di riflesso “suggerisce” all’Atlantico come comportarsi.
  • El Niño è come il clima generale della stagione: una grande forza di sottofondo nel Pacifico che muove pedine a livello globale su tempi lunghi.
  • La NAO è come il telecomando delle perturbazioni europee: decide giorno per giorno o settimana per settimana se la porta delle piogge atlantiche verso l’Italia deve rimanere aperta o chiusa.

Quando El Niño è molto forte, riesce a spingere l’altalena della NAO verso la fase negativa, aumentando le probabilità che il Mediterraneo viva stagioni più umide e piovose.

La NAO ideale per la neve su Alpi e Appennini

Per avere nevicate abbondanti sull’Italia (sia sull’arco alpino che lungo la dorsale appenninica), l’assetto ideale è una fase NAO moderatamente o nettamente negativa (NAO–).

La configurazione atmosferica ottimale per ciascun settore varia sensibilmente:

  • Per le ALPI (specialmente i versanti meridionali/italiani):

L’ideale è una NAO leggermente negativa. L’alta pressione si sposta a nord-ovest (sull’Atlantico settentrionale), permettendo alle saccature atlantiche di scendere di latitudine verso il Mediterraneo occidentale. Questo genera minimi di bassa pressione sul Golfo di Genova o sul Mar Ligure. Tali depressioni richiamano aria umida e mite di scirocco/libeccio che urta contro la barriera alpina, producendo nevicate eccezionali ad altitudini medio-alte.

  • Per gli APPENNINI (specie versanti adriatici e centro-meridionali):

Serve una NAO fortemente negativa, accompagnata da un indice AO (Arctic Oscillation) anch’esso negativo. L’anticiclone atlantico sale molto a nord (fino alla Groenlandia o alla Scandinavia), bloccando il flusso mite ovest-est (blocco atlantico). L’aria gelida di origine artico-marittima o continentale russo-siberiana è costretta a scendere lungo il bordo orientale dell’anticiclone, facendo il suo ingresso dalla “porta della Bora” o dal Valle del Rodano. Il contrasto tra l’aria gelida in quota e le acque più calde del Mare Adriatico/Tirreno innesca nevicate a bassissima quota o in pianura.

L’influenza dell’ENSO e lo scenario di quest’anno sull’Italia

l’ENSO esercita un’influenza indiretta ma significativa sull’assetto della NAO invernale tramite le teleconnessioni troposferiche e stratosferiche. I centri meteo mondiali (come NOAA e OMM) confermano lo sviluppo di un evento di El Niño molto intenso (fino a Strong / Very Strong) nel Pacifico.

Impatto pratico per la neve in Italia:

Cosa comporta avere già un mare caldo?

Il fattore fondamentale che amplifica i rischi è la presenza di un Mar Mediterraneo e un Atlantico Settentrionale con temperature di superficie (SST) eccezionalmente elevate. L’interazione tra le dinamiche di El Niño/NAO- e il calore marino accumulato produce tre effetti principali:

  1. Maggiore vapore ed energia per i sistemi nuvolosiUn mare caldo evapora di più e rilascia calore latente nell’atmosfera. Quando una saccatura o una perturbazione atlantica guidata da una NAO- si muove sopra acque surriscaldate, trae ulteriore carburante termico e igrometrico.
  2. Aumento del rischio di eventi estremi e Alluvioni LampoI contrasti termici tra aria fredda in quota (portata dalla circolazione ondulata) e la superficie marina calda generano forte instabilità convettiva. Le piogge non si limitano a perturbazioni ordinarie, ma virano più facilmente verso temporali autorigeneranti, bombe d’acqua e precipitazioni persistenti.
  3. Mancanza di freddo intenso a basse quote (al Centro-Sud)Nonostante gli scambi meridiani d’aria fredda, l’effetto condizionante delle acque calde limita il calo termico nei bassi strati lungo le coste e nei fondovalle. Di conseguenza, il freddo tende a risultare meno pungente sulle pianure centro-meridionali, mentre aumenta l’escursione termica e la violenza dei fenomeni al suolo.

1. In Montagna (Alpi e Appennino Settentrionale)

2. In Pianura e lungo le Coste (Pianura Padana, Centro-Sud)

Le conseguenze sull’Appennino centro meridionale

1. Quota Neve “Ballerina” e Frequenti Sbalzi Termici

A differenza delle Alpi, dove l’aria fredda rimane più facilmente intrappolata nei fondovalle, l’Appennino centrale e meridionale risente immediatamente del riscaldamento marino:

  • In quota (sopra i 1700–2000 metri): Nevicate molto abbondanti, talvolta record sui massicci più alti (Gran Sasso, Maiella, Velino-Sirente, Pollino).
  • A quote medie e basse (800–1400 metri): La quota neve diventa estremamente variabile. Si possono avere rapide “scaldate” in cui la pioggia sostituisce la neve anche ad alta quota, fonde rapidamente il manto nevoso precedente e causa piene fluviali nei fondovalle.

2. Differenze tra Versante Tirrenico e Adriatico

Versante AppenninicoCosa succede con NAO- e Mare CaldoRisultato su Neve e Pioggia
Versante Tirrenico (Lazio, Campania, Basilicata)Impatto diretto delle correnti umide e calde da SW.Piogge torrenziali a quote basse, neve confinata alle vette più alte. Alto rischio idrogeologico.
Versante Adriatico (Abruzzo, Molise, Puglia)Rilevante effetto ombra (Föhn appenninico) con venti da SW, ma possibili nevicate intense nei rari momenti di ritornante fredda da Est.Più secco e mite durante i flussi sciroccali; nevicate improvvise fin sopra le colline se il minimo depressionario scorre a sud.

I 3 Rischi Principali per l’Appennino Centro-Meridionale

  1. Lavaggio della Neve (Rain-on-Snow): Se a una nevicata in quota segue un improvviso richiamo di aria mite e pioggia battente portata dal mare caldo, la pioggia fonde rapidamente la neve appena caduta, provocando un rapido ingrossamento dei fiumi.
  2. Dissesto Idrogeologico: Le piogge persistenti e l’intensità delle precipitazioni convettive sul versante tirrenico aumentano notevolmente il rischio di frane e alluvioni lampo nelle valli appenniniche.
  3. Mancanza di Neve Stabile per gli Impianti Sciistici a Quota Media: Le stazioni sciistiche appenniniche situate sotto i 1500 metri potrebbero vivere una stagione molto difficile, caratterizzata da brevi ed intense nevicate seguite da rapide scioglimenti causati dallo Scirocco.

E la prossima Primavera-Estate?